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Chi
saprà mai perché, appena uno diventa noto, o meglio popolare,
subito si interessano di lui: cosa aveva fatto prima, se era od è
sposato, separato, divorziato, come mai e riuscito, e come ha
fatto a riuscire
in questo
mondo
cosi pieno di artisti o pseudo tali, ad avere anche un piccolo
spazio tutto suo; così,
prima che tutto ciò accada, decido di scrivere il mio
Curriculum-Vitae come si usa dire.
Tanto per cominciare, questa storia non avrebbe avuto inizio, se i
miei genitori, malgrado altre esperienze, non avessero deciso, nel
loro girovagare per l’EUROPA , di avere un figlio francese. Eh
sì, cari signori, proprio
così! Sono
in Francia a
GUENNAGE all’inizio di quella primavera piena di vita e di
speranza per i miei genitori.
Ci siamo fermati abbastanza per farmi imparare a dire “oui” e
“bonjuor”, ma solo la parrocchia del
paese e
la piccola
scuola hanno udito per primi i miei vocalizzi. Come avrete
imparato, tutte le belle fiabe hanno sempre dei risvolti strani,
così mio padre
stanco dell’educazione francese
per me,
ha pensato bene di ritornare nella cara e dolce Italia, e
più precisamente al caro paese natio di Carrara.
Ad ogni modo si cresce, ed io sono cresciuto, molto
cresciuto, tanto che a diciassette anni ero già padre di una
splendida bambina frutto del mio grande amore per Gabriella, la
compagna di viaggio della mia vita.
Per un po’ il canto è stato messo in disparte ed il lavoro di
falegname ha occupato gran parte delle mie giornate. A casa, però,
non mancavo di coltivare la passione della pittura senza così
svegliare quel caro angioletto di mia figlia e non dover subire
come contropartita i suoi acuti alla Callas.
Di tanto in tanto, tuttavia,
la passione per il canto
tornava in me, ma quando intonavo qualche bella canzone,
mia madre mi guardava aggrottando le sopracciglia e deliberava: -
“Per favore dipingi, non senti che sei stonato?”
Mi era venuto il complesso (non di musica, ma a causa della
musica) e così mi ritrovai di nuovo a dipingere.
In seguito, per motivi di lavoro, ho cambiato città, e così,
dove nessuno ti conosce, ecco la passione
segreta riemergere
dentro di me.
Ho deciso di partecipare ad alcuni di quei concorsi canori di cui
è piena l’Italia e lì ho cominciato a farmi conoscere;
malgrado il più delle volte si sostenga l’inattendibilità
dei verdetti, ho iniziato a vincere con mio profondo stupore.
Mi sono sentito improvvisamente importante e con orgoglio ho
detto: -“ Mamma ho vinto cinque concorsi canori, ho vinto il
Festival Internazionale Città del Tricolore altro che stonato
come mi dicevi tu…” e Lei per tutta risposta, quasi stizzita:
-“Si vede che chi ti ha ascoltato era sordo! Li hai forse
pagati?!”.
Imperterrito, di fronte a tanto amore materno, ho continuato a
vincere concorsi sempre più importanti, ma talmente prestigiosi
che credo non li citerò, in quanto non hanno bisogno della mia
pubblicità.
Tra una serata di piano-bar e una competizione canora, mi sono
ritrovato nel locale dell’amico Roberto, la “PETIT COUSINE”,
nome che ricordava romanticamente
i miei trascorsi francesi. E proprio Roberto mi ha detto:
-“Caro Patrick, ho un amico che credo possa fare al caso tuo; è
al fianco di un
personaggio molto importante nel panorama internazionale, e vedrai
che, se ti riterrà meritevole,
potrà darti una mano”.
Io non credevo che avrei incontrato questa persona ed invece,
neanche una settimana più tardi
è avvenuto l’incontro proprio con Ago
(lui si fa chiamare
così); ha ascoltato la mia cassetta fatta con mezzi di
fortuna e mi ha detto che sarà un’impresa molto,
incredibilmente ardua. Ha cercato quasi di spaventarmi: mi ha
detto che l’Italia, pur essendo il paese del bel canto,
può non apprezzare a pieno una voce come la mia, così mi
ha illustrato la possibilità di
tourneè estere, chiedendomi la mia disponibilità a
restare lontano dalla mia famiglia per tanto tempo. E’ stato
talmente tanto
l’entusiasmo che ho accettato, anzi è stata
proprio Gabriella a spronarmi!
I giorni successivi non mi hanno visto dormire, occupando la mia
mente con mille interrogativi:
“Sarà vero, avrò fatto il passo giusto?”.
Tempo dopo ho ritrovato Ago è l’ho riscontrato un po’ freddo nei miei confronti; ho creduto che gli fosse passata
la voglia ancora prima di cominciare, alimentando i miei dubbi.
Non so cosa fare e prendendo il coraggio a due mani, gli ho
domandato: --“Ago che si fa?”. Guardandomi interdetto, il mio
manager ha risposto: -“Che significa CHE SI FA? Siamo già
partiti; sto valutando diversi brani. Comincia ad impararli!”
Pazzo di gioia ho cominciato a studiarli e ne ho parlato alla mia
insegnante di canto, il soprano LUISA VANINI di Bologna; ella mi
ha incoraggiato ed esortato ad applicarmi sempre più. Io, però,
ero impaziente; avrei voluto fosse
già il momento di andare in studio per registrare, invece
come per ogni piatto prelibato, è necessario un giusto tempo per
ottenere la cottura migliore…
Anche Ago mi ha invitato alla calma e alla pazienza; ha avuto le
idee ben chiare fin da subito, ma con una punta di sadismo mi ha
tenuto a lungo “sulla corda”.
Poi, improvvisamente, mi ha telefonato dicendomi: -“Ho trovata
finalmente la canzone e l’idea per il primo CD! Farai un duetto
con LISA HUNT, dove lei canterà in Italiano ed in Inglese.
Faremmo tutto con la grande orchestra. Passa da me a ritirare il
provino e imparalo alla svelta!”
Tutto ciò che avevo fatto fino all’ora non era servito a niente
(almeno credevo), così eccomi di nuovo a studiare con
l’entusiasmo di un ragazzino; indubbiamente Ago mi aveva
travolto con il suo indescrivibile entusiasmo.
Il 30 Luglio sono stato a Milano per la prima incisione. Ho
conosciuto Lisa per la prima volta, incontrandola in auto, assieme
ad Ago. Dopo qualche minuto, abbiamo iniziato a duettare
in macchina e sembrava
avessimo da sempre cantato assieme!
Il primo di Agosto le
registrazioni dei canti erano terminate. Qualche giorno è stata
la volta del mixaggio. Quando ho fatto ascoltare il brano
realizzato a mia madre, ha pianto.
Aveva scoperto che suo figlio sapeva veramente cantare.
Ora sarà il pubblico, sarete voi, a decretare se la mia voce ha
del valore, e se una
vita semplice come
la mia,
con una storia banale come ve ne sono tante potrà diventare una
storia davvero speciale (ah nel frattempo ho avuto un altro
splendido bambino con il vizio del goal; già, lui spera di
diventare un grande attaccante, e chissà che lo zio Ago non
riesca a farvi piacere entrambi, creando due storie non più tanto
banali). Come si usa terminare,
almeno credo, “Con devozione”.
Patrick
La
Copertina del nuovo CD

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